L’Italia allo stato gassoso

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Transitato molti anni or sono dallo stato solido allo stato liquido, e più recentemente dallo stato liquido allo stato gassoso, il sistema politico italiano si sta dissipando in un vortice di bollicine. In una incontinenza comunicativa irresistibile, assecondata da giornali e televisioni che non sanno più cosa dire non avendo più una sola idea in proprio, ogni giorno il governo annuncia la distribuzione a pioggia di miliardi, due di qua e quattro di là, tre a dritta e cinque a manca, senza mai spiegare bene come e quando ciò avverrà, e soprattutto da quale fonte e fondi tutti questi soldi verranno tratti. Il problema dell’età pensionabile, di questo o quello, dipendente pubblico o privato, uomo o donna, lavoro usurante o lavoro divertente, è ormai una farsa: sessantasei anni, no sessantacinque e sei mesi, meglio sessantasette. Innumerevoli tabelle, giornalmente modificate, ci spiegano cose che nemmeno Albert Einstein capirebbe. Invece che alla Gazzetta Ufficiale, il popolo sovrano ricorre agli oroscopi, unica rubrica interessante di quotidiani e periodici. L’auspicio inconfessato, ma ormai evidente, è comunque che una estesa moria liquidi un bel po’ di vecchi, per accontentare i vertici della Previdenza Sociale e chiudere il discorso.

In generale, ogni regola legislativa è circondata da un numero così elevato di eccezioni che alla fine non si capisce e non si ricorda più a quali regole si riferiscano le eccezioni. Il governo non riesce nemmeno a fissare un calendario per la vaccinazione dei bambini in età scolare: appena lo fa, una marmaglia assortita alza le barricate. Nell’infausta ipotesi in cui il despota nord-coreano eccedesse nelle sue esuberanze nucleari e si dovesse alzare la guardia, come farebbe l’Italia a ripristinare contingenti di leva militare, senza suscitare le ire di regioni, sindaci, partitanti, sindacalisti, pacifisti indiscriminati, preti misericordiosi a senso unico? Come reggerebbe la nazione a tale marea?

Ancora. Le zone terremotate sono tutte un accorrere quotidiano di passeggiatori e passeggiatrici istituzionali, che incedono inutilmente pensosi e prodighi di promesse verbali tra le macerie. Si discute seriosamente sul reddito di cittadinanza. Una volta come contribuente avevo un reddito da lavoro, oppure da eredità, oppure da risparmio, oppure da investimento, oppure immobiliare, oppure da tutte queste cose insieme. Adesso avrei un reddito perché sono cittadino? Non è così. In realtà, poiché l’ipocrisia democraticistica giudica politicamente scorretto dare un sussidio al popolo sovrano, lo chiamano reddito di cittadinanza, ma sempre sussidio è, ammesso che poi glielo diano: le eccezioni probabilmente uccideranno la regola.

Quanto al sistema partitico, gli intellettuali di sinistra sono unanimi nel registrare il suicidio della sinistra. Gli sta bene, così imparano da Hegel le brusche smentite della storia. Quanto a me, senza essere un intellettuale (sono un professore, scrivo inutilmente libri da ben oltre mezzo secolo, ma intellettuale in faccia non me l’ha mai detto nessuno, per riprendere una definitiva battuta di George Bernard Shaw), mi vengono le lacrime agli occhi pensando al governo delle cinque stelle, se mai ci sarà. E cosa dire di un governo della destra,  se non si fa chiarezza in un versante politico ove convivono unitari e secessionisti, europeisti e sovranisti (ma cosa cacchio intendono per sovranità?), austriacanti e neoborbonici in combutta contro gli ultimi scampoli dello spirito risorgimentale, liberisti e protezionisti, maggioritaristi (neologismo che ho inventato adesso, tanto in questo Paese anarchico ciascuno può fare quel che vuole) e proporzionalisti, populisti in salsa Lombardo-Veneto e populisti alla vaccinara, nuova pseudo-borghesia degli affari apolidi e vecchia borghesia impoverita, difensori di quel che resta della storia nazionale e  inveterati disfattisti? Ci salveranno le vecchie zie, per dirla con Leo Longanesi? Ma ci sono ancora le vecchie zie, o hanno già perso la pensione e sono allo stremo? L’Italia dei rottamatori è in marcia, per rottamare se stessa.

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